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Rassegna stampa, Il Sole 24 Ore: “La rivoluzione Zes in Campania, 2 miliardi di investimenti e 3.000 posti di lavoro”

Nell’articolo si evidenziano i “risultati eccezionali per la ZES Campania, possibili grazie alla buona amministrazione dell’ASI di Napoli che ne ha predisposto le basi per 2 miliardi in insediamenti produttivi”

Data:
Febbraio 5, 2024

Testo integrale dell’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore di lunedì 5 febbraio 2024:

Le Zone Economiche Speciali hanno compiuto un anno di operatività costante ed i risultati sono stati notevoli soprattutto nella Regione Campania dove i numeri degli investimenti e degli insediamenti parlano di una mobilitazione virtuosa nel settore produttivo che ha generato una crescita di tutto Mezzogiorno. Eppure, lo scenario su cui hanno inciso non era positivo come si potrebbe immaginare. Perché prima di analizzare la fotografia attuale del momento, è opportuno partire da una istantanea del Sud Italia nel 2021. Territorio di contrasti e potenzialità inespresse, pur rappresentando circa un terzo della popolazione italiana, nell’anno post pandemia, questa macro-area ha contribuito solo al 22,3% del PIL nazionale: cifra che svela tanto la resilienza quanto le sfide persistenti che incidono sul territorio, tant’è vero che, prima del Covid-19, il Sud languiva anche in termini di PIL pro capite. Queste difficoltà non hanno fatto altro che aggravarsi con la pandemia, evidenziando una crescita economica in difficoltà nel tenere il passo con la media presente nel resto del paese e, ancor più, con quella europea. Nel mercato del lavoro il tasso di occupazione è stato inferiore rispetto al resto della Penisola con un numero alto di giovani NEET (Non in Education, Employment, or Training), che rappresentano un capitale umano inespresso e non coltivato, a cui si aggiunge che tra il 2008 e il 2022, il Mezzogiorno ha visto una diminuzione della sua popolazione di oltre 600.000 persone tra i giovani in età universitaria. Anche gli investimenti pubblici e privati nel Sud hanno subito una drastica riduzione negli ultimi vent’anni e questo declino si manifesta in un ambiente in cui il contributo delle multinazionali è ancora troppo limitato per generare un impatto significativo. Secondo un’analisi di The European House – Ambrosetti sulla Zona Economica Speciale (ZES), redatta per valutare l’operato ed il rendimento dell’impianto governativo prima dell’insediamento della ZES Unica varato dal recente DL 124/2023, le ZES di Campania e Calabria si sono rivelate preziose in questo contesto di sfide mai affrontate in precedenza. Queste aree di agevolazioni ed opportunità imprenditoriali messe a disposizione dallo Stato, concepite come motori di crescita e innovazione, hanno ottenuto risultati tangibili, ma dopo poco tempo si trovano catapultate di fronte ad una nuova sfida rappresentata dalla transizione verso la ZES Unica nel segno di una discontinuità della Governance non sempre apprezzata dagli addetti ai lavori. Le ZES sono nate nel 2017 con l’obiettivo di rilanciare gli investimenti nelle regioni meno sviluppate del Sud. L’Italia ne ha solo otto ed occupa il penultimo posto nella classifica delle ZES europee dove precede solo la Spagna che ne vanta quattro. In entrambe le nazioni, sono incluse le aree portuali, collegamenti alla rete transeuropea dei trasporti, agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrative per le imprese che vi si insediano. Le Zone Economiche Speciali italiane sono operative solo nel 2021 dopo quattro anni di instabilità politica ai piani alti del Governo Centrale che le ha emanate. A darne l’effettiva concretezza che ha reso possibile la, seppur breve, rivoluzione industriale del Mezzogiorno è stata l’introduzione dei Commissari Straordinari e dello Sportello Unico. Proprio quest’ultimo ha introdotto una procedura burocratica più snella per l’assegnazione dei nuovi insediamenti produttivi grazie allo strumento delle conferenze di servizi, da cui è stato prodotto un unico titolo in sostituzione dei diversi pareri di più Enti richiesti prima dell’istituzione delle ZES. Nel periodo che va dall’entrata in vigore delle Zone Economiche Speciali ad oggi, sono cresciuti gli investimenti delle aziende nel Mezzogiorno, ribaltando così il trend da sempre favorevole alle attività produttive del Centro e del Nord Italia. Anche la quota delle imprese dislocate nel Mezzogiorno che investono il 20% del proprio fatturato nel 2023 è salita al 56% contro una media nazionale del 46%. La quota dei fondi Piano Nazionale di Rinascita e Resilienza nelle ZES italiane ha rappresentato una componente cruciale nel rafforzamento dell’economia delle regioni meridionali perché ha migliorato l’infrastruttura, la logistica, sostenendo al contempo la resilienza dei porti ed ha contribuito alla creazione di posti di lavoro, incidendo sullo sviluppo economico ed aprendo ad una visione del Mezzogiorno di una macroregione accessibile da ogni coordinata marittima e collegata su ferro e strada da un punto all’altro dello Stivale.

ZES Campania: gli effetti positivi sul comparto produttivo delle aree ASI della provincia di Napoli

La Zona Economica Speciale della Campania ha interessato diverse aree dislocate su tutte le province ed ha prodotto ottimi risultati in termini di investimenti e ricadute occupazionali. Sono oltre 2, i miliardi di euro in poco più di un anno raccolti con un impatto occupazionale significativo che raggiunge le 8.000 unità circa. L’insediamento del Commissario ZES ha anche stimolato una crescita esponenziale dei crediti di imposta, attivando ulteriori investimenti e contribuendo in modo sostanziale all’economia regionale. Numeri possibili grazie all’amministrazione del Commissario di Governo, avv. Giosy Romano, che ha traghettato virtuosamente la Zona Economica Speciale campana con un background importante di competenze acquisito presso l’attuale presidenza dell’Area di Sviluppo Industriale della provincia di Napoli. Proprio gli agglomerati di competenza ASI hanno avuto un grande riscontro in termini di insediamenti produttivi e di ampliamenti per quel che concerne la somma degli investimenti con numeri nell’anno 2022 pari a 18 milioni di euro per un moltiplicatore di 111 milioni. Dato ampiamente moltiplicato con una cifra a tre zeri nel 2023 di “pieno regime gestionale” con gli 800 milioni circa di investimenti imprenditoriali sul territorio che hanno generato un moltiplicatore pari a 2,813 miliardi di euro nelle sole aree industriali di Acerra, Caivano, Casoria-Arzano-Frattamaggiore, Castellamare di Stabia e Torre Annunziata (Foce del Sarno), Nola – Marigliano ed infine Pomigliano d’Arco. Risultato possibile anche grazie al lavoro di risanamento compiuto negli anni dall’amministrazione Romano ed alla lungimiranza di munire l’Ente delle infrastrutture attuali, capaci di accogliere grandi investimenti industriali. Anche la quota di multinazionali che investono sul territorio italiano è cresciuta in Campania nonostante permanga un maggior bisogno di multinazionali che puntino, credendoci, sull’attuale scommessa del Mezzogiorno industriale italiano.

Zes Campania, fondi PNRR e credito d`imposta: numeri eccellenti per una PA

Delle opere previste dal Piano Nazionale di Rinascita e Resilienza, per un importo pari a 136 milioni di euro, la ZES Campania ha aggiudicato tramite procedure pubbliche tutta la quota assegnata al Commissario Straordinario tra cui figurano interventi nell’agglomerato industriale di Nola, area Interporto, che vanno a beneficio delle zone industriali di competenza dell’ASI. La quota di 98 milioni di euro per i lavori in Campania è stata affidata in tempi celeri grazie al ruolo che la norma vigente ha affidato al Commissario, a cui è stato accordato il compito di svolgere funzioni di soggetto attuatore. I fondi sono serviti a potenziare l’infrastruttura e le capacità produttive della zona, con progetti significativi come il rifacimento del sistema di viabilità del porto di Salerno, che include una nuova stazione della metropolitana e miglioramenti per la mobilità presso gli interporti di Nola e Marcianise. Altri interventi riguardano l’area logistica di Battipaglia e il miglioramento della viabilità nelle zone di Fisciano e San Severino, oltre a progetti nelle province di Napoli e Caserta, mirati a creare un ecosistema industriale integrato e attrattivo per gli investimenti. L’insediamento del Commissario ha rappresentato un punto di svolta significativo per la Zona Economica Speciale in Campania, con un impatto notevole sull’attivazione dei crediti di imposta e, di conseguenza, sugli investimenti nel territorio. Prima dell’arrivo del Commissario ZES, i crediti di imposta generati ammontavano a 70.104.335 euro tra il 2018 ed il 2020 e sono cresciuti a 327.418.545 euro nel periodo che va dal 2021 al 2022. Si è registrato un aumento positivo ad una percentuale a tre cifre, evidenziando l’efficacia dell’approccio e delle politiche adottate dalla nuova governance. Assumendo una media del credito di imposta del 35% rispetto all’investimento totale, si stima che tra il 2018 e il 2022 siano stati stimolati investimenti aggiuntivi per un totale complessivo di 1.134.000.000 euro. Questo dato riflette non solo la capacità della ZES di attrarre nuovi capitali ma evidenzia anche l’effetto moltiplicatore che politiche fiscali incentivate e una gestione mirata possono avere sullo sviluppo economico locale.

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